Non può essere minimizzato l’allarme sulla sostenibilità ambientale dell’AI; su questo invito a riprendere il chiarissimo ed esauriente articolo di L. Bignami:
https://www.editorialedomani.it/ambiente/perche-impatto-ambientale-intelligenza-artificiale-scomparira-spazio-
Quindi è vero: i data center consumano enormi quantità di energia e risorse idriche, e la proposta futuristica di trasferire i server nello spazio non è che un palliativo che sposta il problema senza affrontarlo davvero. Sposta il problema invece di risolverlo, perché la vera questione è culturale, non tecnologica. E questo è il punto.
La scuola è l’unico vero spazio dove può nascere una cultura etica dell’IA. Non sarà certo il marketing aziendale o la ricerca di profitto a insegnare ai ragazzi il pensiero critico e consapevole. È nella scuola, nelle modalità imperfette dell’educazione, che possiamo insegnare consapevolezza critica, educare al dubbio costruttivo — non per rifiutare la tecnologia, ma per imparare a farsi le giuste domande — e formare soprattutto cittadini consapevoli, non semplici consumatori di tecnologia.