e-Portfolio per valutare e orientare

Tutto quello che uno studente fa — un lavoro di gruppo riuscito, un approfondimento, una ricerca, un banale compito in classe, un progetto su cui si è impegnato — finisce compresso in un numero. Il voto, il diploma, la certificazione: sono utili, servono, ma raccontano pochissimo.

Dicono quanto qualcosa è stato giudicato buono secondo un criterio esterno, non dicono cosa è successo, né per chi è stato importante. Di più, generano una sorta di assuefazione performativa, tale per cui il lavoro finisce per essere pretestuoso, poco importante, e invece lo diventa l’esito numerico. L’esatto contrario di ciò che vorremmo come docenti e di ciò che è giusto.

L’e-Portfolio prova, in modo molto semplice, a rimettere al centro proprio questo: non l’esito certificativo, ma le competenze agite; non il giudizio, ma la documentazione.

Un e-Portfolio è, banalmente, una raccolta digitale di prodotti che lo studente sceglie di conservare e mostrare, accompagnati da una riflessione su cosa rappresentano. Non è un registro di tutto ciò che si è fatto — è una selezione. E la selezione è già, di per sé, un atto di valutazione (nel senso più autentico del termine: dare valore).

Il criterio può non essere l’eccellenza, ma semplicemente la soddisfazione. Qui sta, secondo me, il punto più interessante e anche il più controintuitivo. Un prodotto entra nell’e-Portfolio non perché sia oggettivamente eccellente, ma perché lo studente lo sente suo, e su di esso ha fatto — anche solo abbozzato — una riflessione: “perché mi è piaciuto farlo, cosa ho imparato, cosa rifarei diversamente, che fatica mi è costata e che soddisfazione mi ha dato, ecc.”

Un compito imperfetto, se ha richiesto un impegno vero o ha prodotto una scoperta, può valere molto di più di un elaborato tecnicamente ineccepibile ma vissuto come routine.

Certo, non tutto entra nell’ePortfolio: non è produttivismo travestito da innovazione.
Proprio perché il valore è documentativo e riflessivo, l’e-Portfolio non può diventare un contenitore di tutto. Non ha senso, e sarebbe anzi controproducente, pretendere che ogni intervento in classe, ogni interrogazione, ogni minima produzione venga raccolta e archiviata: si trasformerebbe in un ennesimo adempimento, in un dossier da riempire per dovere.
L’e-Portfolio funziona se resta selettivo, leggero, sostenibile.

Chi propone l’e-Portfolio in classe incontra spesso una resistenza comprensibile: “un’altra cosa da fare”. Ma non si tratta di produrre di più — la maggior parte dei materiali che finiscono in un e-Portfolio, gli studenti la produce già, per i compiti ordinari. Si tratta di imparare ad accorgersi che quel lavoro ha un valore che va oltre il voto che ha ricevuto, e a prendersi il tempo — breve — di metterlo da parte.

Cambiare abitudini è sempre difficile, e sarebbe ingenuo negarlo. Ma la difficoltà iniziale non sta nel fare cose nuove: sta nell’abituarsi a notare e a dare peso a qualcosa che già accade tutti i giorni in classe, e che di solito lasciamo passare senza commentarlo se non con un numero. È, in fondo, un modo per “parlare d’altro”: aprire in classe uno spazio di conversazione che non sia solo il voto, l’interrogazione, la verifica, ma anche il senso di quello che si sta facendo.

Infine, un e-Portfolio costruito nel tempo, con onestà, diventa uno strumento prezioso di orientamento. Rileggendo ciò che ha scelto di conservare e le ragioni che ha dato per quella scelta, uno studente può iniziare a riconoscere pattern che il solo elenco dei voti non potrebbe mai mostrargli: dove ha investito più energia con piacere, quali attività gli hanno dato senso di efficacia, quali competenze — anche trasversali — emergono più spesso nei lavori che ha scelto di tenere.
Non è un test attitudinale, e non pretende di esserlo. È qualcosa di più modesto e forse per questo più credibile: una traccia autobiografica delle proprie soddisfazioni scolastiche, costruita passo passo, che può diventare un punto di partenza prezioso quando arriva il momento di scegliere una scuola superiore o un percorso universitario o professionale.

L’e-Portfolio non è la soluzione a tutti i limiti della valutazione scolastica, e non sostituisce voti e certificazioni, che restano necessari per altre funzioni. Ma è un tentativo semplice, sostenibile e a basso costo di riequilibrare la bilancia: dare uno spazio, accanto al giudizio, alla documentazione; accanto all’eccellenza misurata, alla soddisfazione vissuta; accanto al voto, alla riflessione. Vale la pena provarlo, magari partendo in piccolo — un solo lavoro a quadrimestre, una sola riga di riflessione — perché il cambiamento più importante non è tecnico, è di abitudine e di sguardo.