Decalogo BYOD da Futura 2018

Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola.

  1. Ogni novità comporta cambiamenti.
    Ogni cambiamento deve servire per migliorare l’apprendimento e il benessere delle studentesse e degli studenti e più in generale dell’intera comunità scolastica.
  2. I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi.
    Bisogna insegnare a usare bene e integrare nella didattica quotidiana i dispositivi, anche attraverso una loro regolamentazione. Proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione. A questo proposito ogni scuola adotta una politica di uso accettabile delle tecnologie digitali.
  3. La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali.
    Fornisce, per quanto possibile, I necessari servizi e l’indispensabile connettività, favorendo un uso responsabile dei dispositivi personali. Le tecnologie digitali sono uno dei modi per sostenere il rinnovamento della scuola.
  4. La scuola accoglie e promuove e sviluppo del digitale nella didattica.
    La presenza delle tecnologie digitali costituisce una sfida e un’opportunità per la didattica e per la cultura scolastica. Dirigenti e insegnanti attivi in questi campi sono il motore dell’innovazione. Occorre coinvolgere l’intera comunità scolastica anche attraverso la formazione e lo sviluppo professionale.
  5. I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine.
    È la didattica che guida all’uso competente e responsabile dei dispositivi. Non basta sviluppare le abilità tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa.
  6. L’uso dei dispositivi promuove l’autonomia delle studentesse e degli studenti.
    È in atto una graduale transizione verso situazioni di apprendimento che valorizzano lo spirito di iniziativa e la responsabilità di studentesse e studenti. Bisogna sostenere un approccio consapevole al digitale nonché la capacità di uso critico delle fonti d’informazione, anche in vista di un apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
  7. Il digitale nella didattica è una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe.
    L’uso di dispositivi in aula siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni.
  8. Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento.
    Le possibilità di apprendere sono ampliate, sia per la frequentazione di ambienti digitali condivisi, sia per l’accesso alle informazioni, e grazie alla connessione continua con la classe. Occorre regolamentare le modalità e tempi dell’uso e di non uso, anche per imparare a riconoscere e a mantenere separate le dimensioni del privato e del pubblico.
  9. Rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie.
    È necessario che l’alleanza educativa tra scuola e famiglia si estenda alle questioni relative all’uso dei dispositivi personali. Le tecnologie digitali devono essere funzionali a questa collaborazione. Lo scopo condiviso e promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili.
  10. Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola.
    Formare i futuri cittadini della società della conoscenza significa educare alla partecipazione responsabile, All’uso critico delle tecnologie, alla consapevolezza e alla costruzione delle proprie competenze in un mondo sempre più connesso.

Incrementare la motivazione

Presentiamo un articolo di A.M. Clements, che argomenta che per motivare gli studenti occorre che siano per primi motivati i docenti.

https://www.linkedin.com/pulse/importance-teachers-taking-ownership-own-learning-clements-m-s-ed-

Facendo riferimento ad un’esperienza in Finlandia, sintetizza tre concetti “guida”:

  1. Adaptive Expertise
  2. Emotional Stability
  3. Cultivating Individual Differences

che tradurrei con “competenza adattiva”, “stabilità emotiva”, “attenzione per la differenziazione”. Non so se si tratta realmente di strategie motivazionali, l’ultima mi sembra piuttosto un’attenzione che oggi è necessaria per capire il contesto dove operare, mentre la seconda un presupposto psicologico utile all’interazione. Per “competenza adattativa”, credo si intenda un accorgimento di chi gestisce l’organizzazione della scuola, volto a fare continue proposte al corpo docenti in merito a formazione, ad interagire con fiducia e a promuovere responsabilità.