{"id":359,"date":"2021-07-18T11:10:35","date_gmt":"2021-07-18T09:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.digidattica.com\/wordpress\/?p=359"},"modified":"2022-01-27T09:15:55","modified_gmt":"2022-01-27T08:15:55","slug":"looking-for-an-easy-guilty","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.digidattica.com\/wordpress\/2021\/07\/looking-for-an-easy-guilty\/","title":{"rendered":"Looking for an easy guilty"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\">Mention of another good article by prof. R. Maragliano (in <em>italian<\/em>)<\/div>\n<div dir=\"auto\">A little of utopia&#8230;<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Pi\u00f9 che di tragedia della DaD parlerei di tragedia della cultura nazionale in fatto di scuola.<\/div>\n<div dir=\"auto\">I primi studi nazionale sulla determinazione sociali degli studi risalgono a sessant&#8217;anni fa. Questa predisposizione economico-sociale al successo o non successo scolastici non \u00e8 mai stata negata n\u00e9 lo \u00e8 mai stata la sua articolazione geografica nord\/sud &#8211; est\/ovest, elemento che incide pesantemente a livello di scuola secondaria e al di sotto del quale sta, pesantemente confermato dentro la cultura formativa nazionale, una disposizione gerarchica degli indirizzi scolastici. Sono fattori residuali dell&#8217;impianto ottocentesco, aristocratico, centralistico, autoritario, e che spiegano anche perch\u00e9 c&#8217;era gi\u00e0 un&#8217;inaccettabile disparit\u00e0 nei risultati, prima della pandemia.<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div dir=\"auto\">Quindi non \u00e8 tutta colpa della DaD, se le cose vanno come vanno. Quindi tornare alla situazione di prima (anche se fosse possibile, cosa che non \u00e8, basta un po&#8217; di buon senso per capirlo) significherebbe mantenere le disparit\u00e0 ante-Covid, probabilmente peggiorate, visto che mesi e mesi di &#8216;non scuola&#8217; avranno non poco demotivato tutti, ma li avr\u00e0 anche convinti di poter giocare un buon alibi.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Chiediamoci dunque l&#8217;origine di tali disparit\u00e0, fortissime gi\u00e0 prima, con tassi di eterogeneit\u00e0 nella riuscita e di precoce dispersione significativamente superiori agli standard europei e vediamo di individuare delle priorit\u00e0 per le necessarie misure di intervento correttivo e trasformativo. Quando lo si fa (raramente sui media di massa, pi\u00f9 frequentemente qui, nei famigerati social) si parla perlopi\u00f9 di interventi sulle strutture fisiche (edifici e arredi) o sull&#8217;organizzazione didattica (attivit\u00e0 laboratoriali, integrazione delle attivit\u00e0, flessibilit\u00e0 degli orari, ecc.). Benissimo.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Manca, a mio avviso, un elemento fondamentale: quello dei saperi, dei contenuti della formazione scolastica. Vanno ripensati, dobbiamo trovare il coraggio di ripensarli, evitando di trincerarci dietro parole come &#8216;curricolo&#8217;, &#8216;materia&#8217;, &#8216;disciplina&#8217; che riflettono e legittimano al loro interno deleterie istanze di conservazione (epistemologica e politica). Scienza naturale e scienza umana, storia, musica, letteratura, tecnologia, arte ecc. non sono blocchi stabili di sapere dentro i quali e tra i quali identificare collegamenti, sono invece pratiche e modi di vedere, pensare ed essere che si aggregano si integrano si differenziano all&#8217;interno di attivit\u00e0 di apprendimento, tanto pi\u00f9 produttive quanto pi\u00f9 attive e coinvolgenti, nella forma ma anche e soprattutto nella sostanza. Smettiamola dunque di prenderci in giro. Se i ragazzi non sanno leggere e scrivere &#8211; lo si sostiene con convinzione a vari livelli &#8211; non \u00e8 perch\u00e9 non gli si insegna abbastanza la grammatica, forse \u00e8 perch\u00e9 si aspira a insegnargliela troppo e troppo male, forse \u00e8 perch\u00e9 leggono (e studiano e scrivono) cose non del tutto giuste e non sempre nei modi giusti.<\/div>\n<div dir=\"auto\">La <em>flipped classroom<\/em> cos\u00ec come tante altre belle suggestioni che ci vengono da altri regimi scolastici e culturali fanno punteggio accademico, certo, ma risultano inattuabili, dentro l&#8217;attuale assetto professionale della docenza. Insomma, occorre rivedere non solo come si fa apprendere ma anche e soprattutto ci\u00f2 che si fa apprendere a scuola, nelle classi e nei loro prolungamenti di rete.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Riesumando un vecchio termine, ahim\u00e8 sempre attuale, forse ancora pi\u00f9 lo \u00e8 oggi, direi che occorre lavorare (e molto) per uscire da una concezione libresca del sapere scolastico (e universitario), la stessa che legittima autoritariamente l&#8217;oggettivit\u00e0 delle rilevazioni e che contemporaneamente consente ai commentatori interni ed esterni, sufficientemente e molto interessati (di disinteressati non ce ne sono), di dire che \u00e8 tutta colpa della DaD.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mention of another good article by prof. R. Maragliano (in italian) A little of utopia&#8230; Pi\u00f9 che di tragedia della DaD parlerei di tragedia della cultura nazionale in fatto di scuola. 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